La prima Presidente


Il 22 ottobre 2022 il nuovo Governo italiano ha prestato giuramento di fronte al Capo dello Stato. Per la prima volta nella storia repubblicana a capeggiare il Consiglio dei Ministri è una donna: una svolta storica. La Presidente (colei che presiede) l’organo esecutivo del nostro Paese non è giunta a questo traguardo prestigioso in quanto donna, bensì a seguito di una carriera politica decennale, scandita da conquiste individuali che niente hanno a che fare con il genere di appartenenza.

Semmai si può dire che Giorgia Meloni abbia ottenuto il primato nonostante sia una donna. Se infatti fino a ora nessuna aveva occupato la guida del governo non è per carenza di competenze o passione, bensì per la resistenza di pregiudizi e ostacoli culturali ed effettivi che ne hanno impedito l’affermazione.

Rendendo onore al merito a Giorgia Meloni e a tutte le donne che, contando sulle proprie forze, sono riuscite a ottenere grandi successi e senza sminuire il valore del primato di chi ha ottenuto risultati in settori storicamente dominati dagli uomini, occorre ammettere che così come una rondine non fa primavera non necessariamente una presenza femminile al vertice è sintomo di pari opportunità raggiunte.

La parità si ottiene garantendo eque condizioni di partenza, che assicurino a donne e uomini di competere alla pari. Oggi non è così perché sulla parte femminile della società incombe ancora il gravame dell’attività domestica e dell’assistenza familiare. Le statistiche raccontano che nelle famiglie economicamente solide o che possono contare su aiuti esterni le donne lavorano e avanzano nella carriera, comunque spesso sacrificando la vita privata, mentre in realtà meno stabili la componente femminile è tendenzialmente più sacrificata dal punto di vista della occupazione e della realizzazione personale.

I dati dimostrano che le ragazze primeggiano per risultati nei ranghi scolastici e accademici, salvo subire un blocco in un momento preciso identificato con l’età in cui si ha (o si suppone si possa avere) il primo figlio per rarefarsi, per quasi scomparire, con poche eccezioni, nei ruoli dirigenziali sia nel pubblico che nel privato. Questo perché le incombenze familiari formano un carico fisico e mentale che affatica le donne e le rallenta, facendo si che a un certo punto cedano il passo, per stanchezza. Due purosangue uguali ai ranghi di partenza hanno le stesse chance di vincere la corsa ma se uno dei due è sellato con una zavorra evidentemente la gara sarà falsata.

La parità potrà dirsi raggiunta quando le donne, che rappresentano più o meno la metà della popolazione, saranno presenti in misura equilibrata in tutti i settori e a ogni livello, in modo da rispecchiare la composizione sociale, ma questo accadrà solo quando nel loro percorso non incontreranno i pregiudizi e gli impedimenti che le rendono meno competitive. Servizi di prossimità, asili e assistenza pubblica garantita per anziani e persone con disabilità, orari e spazi di lavoro compatibili con la gestione familiare, congedo obbligatorio per chi diventa genitore, non solo per le madri: così si promuovono le pari opportunità.

Sembra una banalità ma la vera parità potrà dirsi raggiunta quando la presenza di una donna in posizione apicale non farà notizia ma sarà considerata normale, come già accade altrove nel mondo. In ogni caso non una donna purché sia ma una persona con nome, cognome e competenze, che si affermi per caratteristiche individuali che contraddistinguono e rendono unico ogni essere umano.

 

Carla Bassu – 29 ottobre 2022