La Costituzione prêt-à-porter

Pensieri su diritti, istituzioni e vita quotidiana 

 

Chi sono 

Carla Bassu, sassarese, studio e insegno il diritto pubblico comparato. Figlia, sorella, moglie e mamma orgogliosa, inseparabile dal fedele Fiji. Sportiva praticante, credo nel valore dello sport come terreno di miglioramento e sana competizione con sé stessi, prima che con gli altri. Globe-trotter precoce e lettrice vorace, conservo e coltivo la curiosità dell’infanzia. Militante delle libertà fondamentali e appassionata sostenitrice delle battaglie per le pari opportunità, aspiro a crescere mia figlia libera dagli stereotipi e consapevole che tutto si può fare.



Il regionalismo differenziato che già c'è

Il regionalismo differenziato è protagonista del dibattito pubblico dall’inizio di questa legislatura ma l’intenzione politica che si cela dietro la volontà di attuazione della riforma rischia di mettere in secondo piano la riflessione sul concetto e sulla configurazione giuridica del sistema di rapporti che la nostra Costituzione delinea tra centro e periferie del Paese.

Cosa è, dunque, il regionalismo differenziato (o asimmetrico)? Ci troviamo nel campo dei tipi di Stato decentrato, che si contrappongono ai modelli unitari perché prevedono un decentramento dei poteri legislativo e amministrativo sul territorio. Gli ordinamenti che non prevedono nessuna forma di distribuzione delle funzioni amministrativa, legislativa ed esecutiva sul territorio sono residuali nelle realtà contemporanee (si tratta tendenzialmente di Stati molto piccoli come le città-Stato di San Marino o il Vaticano) e tipici delle forme autoritarie che tipicamente operano una forte centralizzazione e un corrispondente sacrificio delle asimmetrie territoriali.

Alla luce di questa definizione generale non si può fare a meno di ricordare un dato che si tende a trascurare: il regionalismo differenziato esiste nella nostra Costituzione e nel nostro ordinamento dal 1948 e si manifesta nelle forme di autonomia rafforzata riconosciute alle cinque Regioni speciali, non a caso ma in ragione di specifici fattori geografici, storici, economici e culturali che rendevano alcune porzioni del territorio italiano diverse, particolari, speciali e dunque bisognose e meritevoli di una autonomia maggiore e orientata in settori specifici.

L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione - aggiunto ormai più di vent’anni fa con la riforma del Titolo V della Costituzione, relativo all’organizzazione dei rapporti tra Stato, Regioni ed Enti locali - prevede la possibilità di attribuire «forme e condizioni particolari di autonomia» alle Regioni a statuto ordinario, ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale.  La sfera delle materie nelle quali possono essere riconosciute forme di autonomia rafforzata è stabilita dal terzo comma dell’art.117, che indica le materie di competenza legislativa concorrente, e dal secondo comma dello stesso articolo, che comprende spazi di ampio respiro, quali organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull'istruzione, tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

L’autonomia differenziata non è un taboo e può essere una risorsa se intesa in un contesto in cui i diritti fondamentali siano garantiti in modo uniforme, a tutti e tutte sull’intero territorio nazionale. La nostra forma di Stato riconosce e valorizza l’autonomia prevedendo il decentramento delle funzioni amministrativa e legislativa (non giudiziaria) sul territorio ma la differenziazione deve essere rispettosa del principio solidaristico che ispira la Costituzione e deve manifestarsi nell’ambito della Repubblica che, secondo quanto chiarisce l’art. 5 Cost., è una e indivisibile.

Dalla parte delle bambine: in Afghanistan, Iran, ovunque nel mondo, i diritti delle donne sono diritti umani


È mancata Elena Gianini Belotti che, con il suo «Dalla parte delle bambine», ha contribuito a combattere gli stereotipi odiosi e radicati nella cultura popolare e nel modello pedagogico diffusamente adottato in Italia e altrove. Gianini Belotti era una voce fuori dal coro quando, nel 1973, affermava che la differenza di carattere attribuita tradizionalmente a maschi e femmine non fosse dovuta a fattori innati bensì a condizionamenti culturali subiti nel corso dello sviluppo individuale. Da allora sono stati fatti passi da gigante nella lunga marcia verso la parità di genere ed è chiaro che nessun traguardo professionale o di realizzazione personale può essere legittimamente precluso alle donne per il solo fatto di essere tali. Tuttavia, basta guardarsi intorno per constatare come la piena parità sia lungi dall’essere raggiunta e questa è una sconfitta per l’umanità intera, non solo per le donne.

In questo 2022 segnato dalla guerra, la cronaca continua a riportare vicende di brutale violazione dei diritti delle donne, di repressione violenta ed efferata punizione di chiunque rivendichi la libertà di esprimersi e vivere liberamente. Non ci si può rassegnare né nascondere dietro insostenibili attenuanti di origine pseudo culturale o religiosa alla oppressione femminile. Affermare in via di principio la subalternità della componente femminile della società è un abominio. Ugualmente inaccettabile è la sottomissione delle donne ottenuta in via di fatto tramite la compressione sistematica del diritto di studiare, lavorare, partecipare alla vita pubblica e in generale ad autodeterminarsi, compiendo in libertà scelte che riguardano il proprio corpo o l’espressione della personalità individuale.

Chiudiamo l’anno riportando in calce l’appello promosso e sottoscritto da esponenti del mondo universitario italiano, che denunciano l’inaccettabile silenzio delle istituzioni sulle violazioni ai danni delle donne in Afghanistan e in Iran. L’augurio per il 2023 è che venga meno il bisogno di sollecitare l’intervento a tutela delle donne perché le campagne contro le discriminazioni di genere sono battaglie di civiltà che dovrebbero essere combattute da tutte e tutti, su un fronte comune.

«La notizia diffusa dai telegiornali nazionali che da oggi in Afghanistan le donne non potranno più andare all’università è l’ennesima scandalosa violazione dei diritti fondamentali ai danni delle donne. Si aggiunge alla vergognosa e sanguinaria repressione che il regime dittatoriale iraniano sta attuando colpendo ancora una volta principalmente le donne, torturate e uccise senza alcuna pietà. Condanniamo duramente e senza appello quanto sta accadendo sia in Afghanistan sia in Iran, ma anche il silenzio quasi totale delle Organizzazioni internazionali e sovranazionali e delle Istituzioni tutte che non intervengono in alcuna maniera affinché si ponga fine a questo scempio» (v. Huffinghton Post, Contro l'inaccettabile silenzio delle istituzioni sulle violazioni in Afghanistan e Iran. L'appello-denuncia degli accademici italiani, 22. 12. 2022, in https://www.huffingtonpost.it/esteri/2022/12/22/news/iran_donne_afghanistan-10955148/)

Non si può stare a guardare.

 

Carla Bassu, 28 dicembre 2022

Novembre elettorale ed equilibrio costituzionale negli Stati Uniti d’America

Lo scaglionamento delle elezioni è uno dei celebri e preziosi checks and balances che caratterizzano il modello costituzionale degli Stati Uniti d’America, rendendolo davvero unico e probabilmente irripetibile, come dimostrano gli esiti degenerativi sistematicamente prodotti dai tentativi di esportazione, che hanno condotto a derive presidenzialiste (dall’America Latina in poi).

Le elezioni di mid-term del 2022 si collocano in un momento particolarmente delicato non solo a livello globale (la guerra in Europa; il mondo che tenta di lasciarsi alla spalle una pandemia tragica), ma soprattutto in ambito interno, dove la polarizzazione politica rispecchia una profonda frattura sociale nel Paese, che si riflette anche in un approccio nettamente diverso nei confronti delle istituzioni.

Chi è andato a votare non ha espresso preferenza solo per un partito ma anche per una precisa visione delle istituzioni, dei diritti fondamentali da riconoscere in ambito federale e statale e dell’ordine costituzionale. Ancora, molti statunitensi più che per un partito, un rappresentante, una visione hanno votato contro qualcuno o qualcosa.

Non si può trascurare che il diritto costituzionale statunitense nell’ultimo anno è stato scosso da veri e propri terremoti giuridici, che corrispondono a nette prese di posizione e contrapposizioni in merito alla interpretazione costituzionale:

·      Originalismo v. interpretazione evolutiva della Costituzione federale

·      Rafforzamento dei poteri federali v. autonomia degli Stati anche in temi sensibili su diritti

·      Potere giudiziario v. potere politico.

Cito tre casi, tra i più eclatanti:

1.     la sentenza Dobbs et al. v. Jackson Women’s Health Organization et al, che ha smentito il precedente Roe v. Wadein materia di aborto, negando l’esistenza di un diritto federale alla interruzione di gravidanza;

2.     New York State Rifle&Pistol Association, Inc., et al. v. Bruen, Superintendent of New York State Police, et al., che ha dichiarato incostituzionale una legge dello Stato di New York mirante a limitare la circolazione di fucili e pistole armi;

3.     West Virginia v. EPA, che segna una netta inversione di rotta in materia di cambiamento climatico e politica energetica.

Tutti questi casi si innestano in un preciso filone giurisprudenziale e vanno oltre il merito della vicenda, inserendosi in un discorso attestante una tendenza che incide sull’impianto di separazione dei poteri e sul sistema di ripartizione territoriale delle competenze. Si registra infatti, tendenzialmente, la valorizzazione dell’autonomia degli Stati con una conseguente limitazione del potere federale di intervenire nei confronti delle aziende attive sul territorio. A uno sguardo più attento si riscontrano le conseguenze delle decisioni non solo sul piano squisitamente tecnico del rapporto tra atto politico, amministrativo e giurisprudenziale e sul profilo concreto rispetto delle conseguenze sui diritti delle donne, sul rapporto tra prerogative individuali e sicurezza pubblica e sulla salvaguardia dell’ambiente, ma anche in relazione a interessi politici ed economici locali. Si consideri per esempio il caso della decisione West-Virginia v. EPA (che sanziona la possibilità per l’agenzia federale di imporre alle aziende limiti alle emissioni inquinanti e rimette agli Stati la discrezionalità delle regole). Lo Stato del West Virginia ospita sul suo territorio importanti riserve di carbone: è il secondo produttore a livello nazionale, dopo il Wyoming, impiega nel settore circa 15.000 persone escluso l’indotto e basa sul comparto il capitolo più importante nell’economia locale. Se le restrizioni imposte dall’EPA fossero state effettivamente applicate alle attività legate al carbone, avrebbero assestato un duro colpo alla solidità economica delle imprese e all’equilibrio finanziario dello Stato e chissà se anche di questo ha tenuto conto la Corte Suprema.

Il mutamento degli equilibri interni del Parlamento (meno significativo rispetto alle previsioni che prospettavano una ondata rossa che non si è prodotta) avrà conseguenze sull’atteggiamento della Corte Suprema?.  L’interventismo dimostrato con le ultime decisioni sarà confermato o assisteremo a un self-restraint? Alla base della questione c’è la domanda di quanto le sentenze divisive dell’ultimo anno manifestino una volontà di contrasto o disturbo dell’indirizzo stabilito in sede politica. Ci troviamo di fronte a una fisiologica dinamica relazionale tra giudice/creatore di norme che interagisce in un sistema di Common Law con i rappresentanti politici? A prescindere dalla sensibilità personale rispetto all’oggetto della decisione, convince la lettura dell’intervento della Corte Suprema sulla strategia politica federale statunitense in materia di diritti, sicurezza e ambiente in termini di messaggio politico, da contestualizzare in associazione a pronunce quasi coeve su diritti e temi etici. Ma in un sistema a Costituzione scritta, fortemente ibridato, in cui la statutory law ha acquisito nel tempo un ruolo sempre più pregnante, gli organi rappresentativi assumono un ruolo chiave che dovrebbe essere rivendicato sia in ambito federale che a livello statale. Su quanto accadrà con il nuovo Congresso non possiamo che stare a guardare.
Carla Bassu, 28 novembre 2022 

La prima Presidente


Il 22 ottobre 2022 il nuovo Governo italiano ha prestato giuramento di fronte al Capo dello Stato. Per la prima volta nella storia repubblicana a capeggiare il Consiglio dei Ministri è una donna: una svolta storica. La Presidente (colei che presiede) l’organo esecutivo del nostro Paese non è giunta a questo traguardo prestigioso in quanto donna, bensì a seguito di una carriera politica decennale, scandita da conquiste individuali che niente hanno a che fare con il genere di appartenenza.

Semmai si può dire che Giorgia Meloni abbia ottenuto il primato nonostante sia una donna. Se infatti fino a ora nessuna aveva occupato la guida del governo non è per carenza di competenze o passione, bensì per la resistenza di pregiudizi e ostacoli culturali ed effettivi che ne hanno impedito l’affermazione.

Rendendo onore al merito a Giorgia Meloni e a tutte le donne che, contando sulle proprie forze, sono riuscite a ottenere grandi successi e senza sminuire il valore del primato di chi ha ottenuto risultati in settori storicamente dominati dagli uomini, occorre ammettere che così come una rondine non fa primavera non necessariamente una presenza femminile al vertice è sintomo di pari opportunità raggiunte.

La parità si ottiene garantendo eque condizioni di partenza, che assicurino a donne e uomini di competere alla pari. Oggi non è così perché sulla parte femminile della società incombe ancora il gravame dell’attività domestica e dell’assistenza familiare. Le statistiche raccontano che nelle famiglie economicamente solide o che possono contare su aiuti esterni le donne lavorano e avanzano nella carriera, comunque spesso sacrificando la vita privata, mentre in realtà meno stabili la componente femminile è tendenzialmente più sacrificata dal punto di vista della occupazione e della realizzazione personale.

I dati dimostrano che le ragazze primeggiano per risultati nei ranghi scolastici e accademici, salvo subire un blocco in un momento preciso identificato con l’età in cui si ha (o si suppone si possa avere) il primo figlio per rarefarsi, per quasi scomparire, con poche eccezioni, nei ruoli dirigenziali sia nel pubblico che nel privato. Questo perché le incombenze familiari formano un carico fisico e mentale che affatica le donne e le rallenta, facendo si che a un certo punto cedano il passo, per stanchezza. Due purosangue uguali ai ranghi di partenza hanno le stesse chance di vincere la corsa ma se uno dei due è sellato con una zavorra evidentemente la gara sarà falsata.

La parità potrà dirsi raggiunta quando le donne, che rappresentano più o meno la metà della popolazione, saranno presenti in misura equilibrata in tutti i settori e a ogni livello, in modo da rispecchiare la composizione sociale, ma questo accadrà solo quando nel loro percorso non incontreranno i pregiudizi e gli impedimenti che le rendono meno competitive. Servizi di prossimità, asili e assistenza pubblica garantita per anziani e persone con disabilità, orari e spazi di lavoro compatibili con la gestione familiare, congedo obbligatorio per chi diventa genitore, non solo per le madri: così si promuovono le pari opportunità.

Sembra una banalità ma la vera parità potrà dirsi raggiunta quando la presenza di una donna in posizione apicale non farà notizia ma sarà considerata normale, come già accade altrove nel mondo. In ogni caso non una donna purché sia ma una persona con nome, cognome e competenze, che si affermi per caratteristiche individuali che contraddistinguono e rendono unico ogni essere umano.

 

Carla Bassu – 29 ottobre 2022

Se 730000 euro vi sembrano pochi

La bolletta astronomica ricevuta dalla comunità di San Patrignano rischia di imporre la chiusura di interi settori della struttura, mettendo a rischio molte delle attività che coinvolgono le ragazze e i ragazzi impegnati in un percorso di recupero.

Tante sono le realtà che rischiano il tracollo a causa del costo stratosferico dell’energia e tutte meritano sostegno, ma i casi di organizzazioni che svolgono importanti funzioni sociali - come chi opera nel terzo settore o gli impianti sportivi, veri e propri luoghi di benessere psicofisico per bambini e adulti, in cui spesso si svolgono importanti pratiche di riabilitazione e integrazione sociale - colpiscono in modo particolare.

L’esempio di San Patrignano è significativo: superate le controversie del passato, oggi la comunità ospita gratuitamente 700 persone con problemi di dipendenza, seguite da 225 tra dipendenti e collaboratori volontari. Si tratta di una impresa sociale, suddivisa in quaranta comparti formativi che per funzionare hanno bisogno di energia.

Pensare che un percorso di recupero di per sé difficile possa essere interrotto per il costo del gas è insopportabile. Chi, schiavo di una dipendenza, grazie al lavoro scopre o ritrova capacità e ruolo sociale, coltiva un talento e nutre autostima rischia che una bolletta insostenibile impedisca il compimento della riabilitazione. Non è accettabile.

Occorre trovare subito una soluzione e una corsia preferenziale deve essere garantita a esperienze che contribuiscono letteralmente a tenere in piedi il tessuto della società, operando come strumenti dello Stato sociale, veicoli di quel principio di solidarietà che è pilastro della nostra Costituzione.

L’invocazione di aiuto di San Patrignano, che negli anni ha accolto più di 26mila persone e convertito 4mila anni di pene detentive in percorsi alternativi al carcere, con una percentuale di recupero del 72%, al pari di quella di altre associazioni di volontariato e di chiunque svolga una funzione di sostegno sociale deve essere raccolta subito. In generale è importante valorizzare chi, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale che ispira il nostro ordinamento, agisce a sostegno dell’attore pubblico nello svolgimento di attività di assistenza e supporto sociale in diversi comparti essenziali che la Repubblica, nella persona di Comuni, Province, Città metropolitane e Stato non riesce a sostenere. Accade che spesso queste attività meritorie sopravvivono in prevalenza grazie ad autofinanziamento o al sostegno delle famiglie, mentre dovrebbe essere cura e premura dell’attore pubblico dare risalto e potenziare il supporto concreto di chi lavora per il bene comune assumendo su di sé funzioni preziose di interesse collettivo.

 Carla Bassu, 29 settembre 2022