APPUNTI COSTITUZIONALI

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Degrado civile e ambientale: per colpa di chi?

2026-08-19 10:00

Carla Bassu

Degrado civile e ambientale: per colpa di chi?

La colpa del degrado civile e ambientale che ci circonda è di ogni individuo e istituzione che abdica alla propria parte di responsabilità

Sulla

interpretazione relativa 

dei concetti di responsabilità ed esclusività

Come da tradizione, le pagine giornali nelle settimane attorno a Ferragosto pullulano di cronache di foreste di barche che occupano lidi paradisiaci, disturbando il delicato equilibrio ambientale con feste cafonal. Nello stesso periodo, gli occhi di chi frequenta litorali ad alto tasso di attrazione turistica, immersi nella natura “incontaminata”, sono feriti da pinete e cunette colme di rifiuti di ogni ordine e grado.

Ma per colpa di chi?

Volontari/e che si ostinano a organizzare operazioni di pulizia di strade o spiagge, oltre al danno di ritrovare subito risporcati luoghi appena puliti, incontrano il dileggio di odiatori seriali e complottisti che hanno sempre qualcun(altro) da accusare, senza cogliere il senso potente e salvifico del dovere civico individuale. Sono forse i poteri forti che spargono i rifiuti nottetempo per ordire trame misteriose ai danni del popolo? Senza voler fornire pane per i denti affilati dei complottisti, direi che la colpa è di ogni individuo e istituzione che abdica alla propria parte di responsabilità, ignorando la quota minima di empatia che consente di considerare l’impatto della propria azione sulle altre persone e sul contesto materiale e umano circostante, vivendo all’insegna egoriferita del «me ne frego» o, del motto del marchese di sordiana memoria: «io so’ io e voi non siete un…»

Sarà banale ma se ciascuno portasse a compimento la parte minima del proprio dovere, solo considerando il benessere altrui, senza rinunciare al proprio, vivremo in un mondo esponenzialmente migliore.

Basti pensare al beneficio derivante dallo scenario ideale di amministrazioni capaci di attuare misure razionali ed efficienti di tutela dell’ambiente, raccolta e smaltimento rifiuti. Prospettiva ottimale solo se associata a una comunità attenta a non lasciare traccia del proprio passaggio, portando con sé ogni rifiuto se non si trova un luogo consono in cui conferirlo. Si può fare, accade nelle parti civilizzate del mondo dove chi sporca è perseguito severamente e stigmatizzato dalla società.

In una sintesi non esaustiva e limitata alla dinamica del turismo sostenibile, il concetto di vivere civile si traduce in: non sporcare; non costruire ville troppo vicino al mare, non gozzovigliare lasciando devastazione. 

Vivere civile è anche campeggiare nelle aree previste, non occupare arbitrariamente ogni angolo di costa con tende grattacielo e salottini a corredo di camper spesso circondati da cani che - naturalmente inconsci di numi giuridici sui confini della proprietà privata- nel migliore dei casi manifestano la loro indole territoriale abbaiando a chiunque passi nei paraggi. Nell’ipotesi peggiore i custodi delle dimore ambulanti inseguono e si avventano contro innocenti podisti o ciclisti mattutini, che vorrebbero esercitare il proprio diritto di godere di un allenamento panoramico e devono invece rinunciare a causa di chi rende esclusivo un bene di tutti, nel nome di uno stile di vita dichiaratamente libero e selvaggio, che in realtà, in molti casi, esprime un egoismo radicale non dissimile da chi vorrebbe occupare le spiagge con resort di lusso.

 

Carla Bassu, 19 agosto 2026

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